basso piave
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Le Terre del Basso Piave

Un itinerario realizzato in partnership con Touring Club Italiano

Un mondo a misura d’uomo, fatto delle verdi campagne e colline del Veneto, tra i vigneti del Prosecco e con la colonna sonora delle acque del Piave, dell’eco della Grande guerra e dei racconti di Hemingway.

Imbellettato dalle ville patrizie, incastonato tra città d’arte, la laguna di Venezia, il mare Adriatico e le maestose cime delle Dolomiti, al confine con il Friuli-Venezia Giulia dalle atmosfere mitteleuropee ed eccellenze enogastronomiche.

 

 

 

      

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Tutto farebbe pensare a un’isola separata dal mondo, in realtà c’è un ponte che la congiunge a Jesolo e perciò al continente. 

Cavallino Treporti è dunque la penisola che si estende tra Lio Piccolo, Punta Sabbioni - che è la porta di Venezia - e il fiume Sile ed è un universo slow per passeggiate a piedi o meglio ancora in bicicletta. Appare incredibilmente più wild al di fuori della stagione estiva, anche se si presta soprattutto ai riti delle creme solari e dell’abbronzatura in spiaggia, dei giochi dei bambini, delle vacanze caravan-camper-tende-bungalow style, tanto amate dai nord europei.  

E in effetti non è poco essere tra le prime destinazioni europee e in Italia per turismo all’aria aperta e per vocazione balneare, con una spiaggia sabbiosa che si allunga a perdita d’occhio per 15 km dentro.  

E siccome la richiesta è sempre più di vacanze all’aria aperta ma anche di ecologia e sostenibilità, qui nella laguna le risposte fioccano. Niente colate di cemento, casette basse in fila, largo uso di mezzi di mobilità dolce, una balneabilità su cui sventola la Bandiera blu e un ecosistema che riesce a offrire il meglio di sé nella produzione ortofrutticola, tanto che storicamente queste terre erano l’orto della ricca Venezia, con i contadini che provvedevano alle consegne dalle parti di Rialto. Ma è in momenti come ottobre e novembre, nel tempo del letargo turistico e dell’esplorazione pura, che Cavallino si mostra ancora più affascinante e languida, più impalpabile nel suo essere sospesa. Un mare ma senza estate, una laguna ma senza Venezia. 

Ecco qualche itinerario da fare sulla penisola. 

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Una landa dove il tempo sembra essersi fermato, e i ritmi lenti si vivono quotidianamente, con antichi porticcioli e pontili di legno per l’attracco, come il cosiddetto Tajo a Musile di Piave o l’antico ponte di Caposile, degli anni Venti, uno degli unici due ponti a bilanciere rimasti a collegare le sponde del Piave.

È in queste terre che Ernest Hemingway, che amava considerarsi “il ragazzo del Basso Piave”, fu volontario della Croce rossa americana durante la guerra, esperienza che gli costò 227 schegge in corpo e che gli ispirò il romanzo Addio alle armi (1929).

A lui sono dedicati la prima pietra del Battistero dei ragazzi del ’99 (quelli della classe che si arruolò in guerra) e il percorso Hemingway di Fossalta di Piave, un anello di 11 km pedonale e ciclabile, lungo la golena del fiume, immerso in un silenzio ristoratore, che lascia a bocca aperta e che è difficile da descrivere.

Le parole adatte a descrivere le sensazioni sono invece quelle degli altri scrittori e poeti per i quali questi luoghi sono stati una specie di congiuntura nonché ispirazione. Sì perché il Piave, o la Piave (nell’idioma locale è declinato al femminile), 220 km di fiume dal Monte Peralba al mare Adriatico, ha dato i natali a Tiziano e a Dino Buzzati (di Belluno), ha dato rifugio al poeta Andrea Zanzotto e a Mauro Corona. Ed è stato raccontato da Giovanni Comisso e da Goffredo Parise, vicentino di nascita, che dopo aver girato il mondo, decise di mettere radici in riva al Piave, a Salgareda. Acquistò un “relitto di casa”, una sorta di fienile “in quel piccolo Eden profumato di sambuco”, la cosiddetta casetta rosa che oggi è visitabile. Come visitabile è la sua casa (museo) di Ponte di Piave. E di Noventa è Giacomo Noventa (vi nacque nel 1898) pseudonimo di Giacomo Ca’ Zorzi, filosofo, politico e soprattutto poeta, la cui dimora, bellissima, è la Villa Ca’ Zorzi di stampo palladiano, di proprietà privata.

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Per dire che Noventa, seppur fuori dai circuiti del turismo, ha una storia tutta sua, che le vicende della guerra hanno spazzato via ma le cui tracce si possono scorgere nelle pietre degli edifici ricostruiti. Nelle ville anni Venti dei ricchi commercianti veneziani, come nella chiesa di S. Mauro martire, erede della pieve distrutta nel 1917, nella cui area è stata riscoperta una zona archeologica con un complesso romano, medioevale e rinascimentale. Un assaggio della più sostanziosa e importante area archeologica di Altino, con il Museo archeologico nazionale, a una ventina di chilometri da Noventa.

E poi basta allargare di poco l’orizzonte per vedere le città d’arte venete, di cui c’è solo l’imbarazzo della scelta tra i must di Venezia, Padova, Vicenza, Verona. Oppure soffermarsi su piccole gemme come Asolo, o le ville palladiane disseminate sul territorio come sul corso dei fiumi, o ancora raggiungere la maestosità delle Dolomiti, con il felice e irripetibile incrocio di rocce e ghiacciai, boschi e laghi. Persino Hemingway si spingeva fin lassù, tornando in Veneto anche dopo la guerra. Risaliva il Piave a bordo della sua Buick azzurra sulla via dell’amata Cortina, a godersi il viaggio con il vento in faccia e la pipa in bocca fino a immergersi nel silenzio fatato delle montagne, dove scrisse Di là dal fiume e tra gli alberi (1950).

E chissà cosa avrebbe scritto se avesse proseguito verso il confine con il Trentino-Alto Adige, fino alla Sagrada Familia delle Dolomiti, le Tre Cime di Lavaredo, tra le guglie più amate e iconiche delle Alpi.

Mentre ancora più in là c’è il Friuli-Venezia Giulia, una regione al confine dell’Italia oppure al centro della Mitteleuropa, dipende dai punti di vista, dai tratti naturalistici forti e marcati, con gioiellini come Udine e Palmanova e le atmosfere nostalgiche che impregnano gli antichi caffè di Trieste. Città affascinante del melting pot culturale tra i Balcani e l’Austria, crocevia di popoli, religioni e gastronomie.

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